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Gli ultimi giorni dell'umanità. Tragedia in cinque atti con preludio ed epilogo

Book information

Publisher
Adelphi
Year
1990
ISBN
8845907724, 9788845907722
Language
italian
Format
PDF
Filesize
15 MB (15499173 bytes)
Series
Biblioteca Adelphi 102
Pages
780\783
DPI
600
Orientation
yes
Scanned
portrait
Time added
2014-07-31 17:05:43

Description

Gli ultimi giorni dell'umanità stanno al centro dell’o p era di Karl Kraus, come il Minotauro nel labirinto. Tutti i suoi sag­gi, i suoi aforismi, i suoi pamphlets, le sue liriche convergono verso questo te­sto di teatro irrappresentabile, che acco­glie in sé tutti i generi e gli stili letterari, così come la realtà di cui parla — quel- l'irrappresentabile evento che fu la pri­ma guerra mondiale — racchiudeva in sé le più sottili e inedite varietà dell’orrore. Per Kraus, fin dall'inizio, la guerra fu un intreccio allucinatorio di voci, dal « quotidiano, ineludibile, o rrendo grido: Edizione straordinaria! » alle chiacchiere dei capannelli, dalle dichiarazioni tronfie e ignare dei Potenti ai ‘pezzi di colore’ della stampa, sino all'inarticolato lamen­to delle vittime. « Non c’è una sola voce che Kraus abbia lasciato perdere, era in­vasato da ogni specifico accento della guerra e lo riproduceva con forza strin­gente », ha scritto Elias Canetti, che a Vienna ascoltò molte volte Kraus mentre leggeva in teatro scene degli Ultimi gior­ni. Così, mentre i più illustri scrittori del tempo, salvo rarissime eccezioni, davano una prova miserevole di sé, partecipan­do baldanzosi, da una parte o dall’altra, all’esaltazione bellica, Kraus fu l’unico che riuscì a catturare quell’evento imma­ne in tutti i suoi aspetti, e nel momento stesso in cui accadeva, sulla pagina scrit­ta: « La guerra mondiale è entrata com­pletamente negli Ultimi giorni dell'umani­tà, senza consolazioni e senza riguardi, senza abbellimenti, edulcoramenti, e so­prattutto, questo è il punto più impor­tante, senza assuefazione » (Canetti). Per giungere a tanto, Kraus dovette abban­donarsi a un rovente delirio, a una pe­renne peregrinazione sciamanica attra­verso le voci, sui mille teatri della guerra, dalle trincee ai Quartier Generali, dailuoghi di villeggiatura ai palazzi imperia­li, dagli interni borghesi ai caffè. Il risul­tato si presen ta come un imponente « masso erratico » nella letteratura del Novecento e spezza ogni categoria: pri­ma fra tutte quella della « tragedia », a cui allude il sottotitolo con dolorosa iro­nia. Perché la tragedia presuppone al­meno la coscienza della colpa: mentre qui centinaia di personaggi — fra i quali incontriam o i due imperatori, Francesco G iu sep p e e G uglielm o II e vari Potenti maligni, ma anche una loquace giornali­sta e tanti di quei liberi lettori di giornali che co m pongo no la voce delle masse — in un solo carattere concordano: una spaventosa comicità, data dalla loro co­mune inconsapevolezza di ciò che provo­cano e che subiscono, paghi come sono di trasmettersi frasi fatte e di « portare la loro pietruzza » sull’altare dove si at­tendono le sacre nozze fra la Stupidità e la Potenza. Come Kraus aveva già vistotutte le atrocità della guerra nella affabi­le vita viennese dei primi anni del Nove­cento, così nella prima gu erra mondiale vide con perfetta chiarezza non solo il nazismo (che qui appare mirabilmente descritto prim a ancora che il nome esi­stesse), ma gli anni in cui viviamo: l'etàdel massacro. Perciò a noi, come ai lettori di allora, si rivolgono le parole con cui Kraus introduceva gli Ultimi giorni: « I frequentatori dei teatri di questo mondo non saprebbero reggervi. Perché è san­gue del loro sangue e sostanza della so­stanza di quegli anni irreali, inconcepibi­li, irraggiungibili da qualsiasi vigile intel­letto, inaccessibili a qualsiasi ricordo e conservati soltanto in un sogno cruento, di quegli anni in cui personaggi da o p e­retta recitarono la tragedia dell’uma- nità ».Karl Kraus (1874-1936) fondò nel 1899 a Vienna una rivista, la « Fackel », che per trentasette anni sparse senza tregua « tradimento, terremoto, veleno e incen­dio dal mundus intelligibilis » (Walter Benjamin). Sulla rivista apparivano per lo più i testi — saggi, glosse, polemiche, aforismi, liriche — che Kraus poi rielabo­rava e pubblicava in volume. Così avven­ne anche per alcune scene degli Ultimigiorni dell’umanità. Kraus scrisse la mag­gio r parte del testo durante la guerra e diede più volte lettura pubblica di alcu­ne scene. Continuò poi a lavorarci fino al 1922, quando ne apparve l’edizione definitiva. Gli ultimi giorni dellumanitàvengono qui pubblicati per la prima vol­ta al m o ndo in versione integrale (se si eccettua una traduzione in cèco del 1933

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